Vaccini anti-Covid, possibile una terza dose

 Vaccini anti-Covid, possibile una terza dose

Un dato sconfortante è che ad oggi solo circa il 25% della popolazione italiana over 12 anni è stata vaccinata a ciclo completo e già si comincia a parlare di secondo richiamo. Da un punto di vista scientifico non sappiamo ancora nulla su un eventuale richiamo, ma la macchina organizzatrice non può aspettare risposte certe, quindi prospettando che il virus diventi endemico è propensa a combatterlo, come per l’influenza, con una massiccia campagna vaccinale messa in atto su base annuale.
In assenza di riscontri scientifici certi, si pensa ad una campagna rivolta ad operatori sanitari e soggetti fragili: ai primi potrebbero pensare le aziende sanitarie, mentre per i secondi potrebbero essere coinvolti medici di medicina generale e pediatri, in quanto le tempistiche di somministrazione saranno più diluite, dettate dalla data in cui è stato completato il ciclo vaccinale per come è previsto oggi.
In realtà poco sappiamo sulla capacità protettiva del vaccino, per una semplice ragione: non abbiamo ancora avuto tempo per avere questi dati. Come sostiene l’immunologa Antonella Viola: “gli studi sulle prime persone vaccinate, quelli di fase 3, sono iniziati circa 9 mesi fa ed è quindi impossibile avere dati certi che vadano oltre questo tempo. Quello che sappiamo con certezza è che, a 9 mesi dalla vaccinazione, le persone sono ancora protette. Con il trascorrere del tempo, potremo pian piano spostare questo termine fino a 1 o 2 anni o magari anche oltre”.
Non è solo questione di dosare gli anticorpi, ribadiscono gli esperti: i vaccini stimolano il sistema immunitario a produrre diverse risposte oltre a quella anticorpale, per esempio quella dei linfociti T, per cui in ballo ci sono più variabili e sarà necessario monitorare il tasso di reinfezioni nella popolazione vaccinata per venirne a capo.
E poi c’è la produzione di cellule della memoria che vengono indotte a liberare di nuovo anticorpi specifici nel momento in cui la minaccia del virus dovesse ripresentarsi. E se, come ipotizzano in tanti, Sars-Cov-2 dovesse diventare endemico, la sua costante presenza nell’ambiente potrebbe mantenere alta l’attenzione del sistema immunitario e, almeno per la popolazione non anziana e non compromessa da altre condizioni, un richiamo non sarebbe necessario.
Naturalmente a questo si aggiunge che non tutti sono concordi con il tipo di vaccino da somministrare in questi casi, alcuni prospettano un vaccino a mRna modificato ad hoc.
Tra le obiezioni ad un secondo richiamo, c’è chi ritiene più opportuno sia il caso di pensare al resto del mondo non vaccinato, ai nostri senza fissa dimora e ai migranti, destinando loro delle dosi, sempre nell’ottica di diminuire la circolazione del virus e di diminuire la possibilità di nuove mutazioni.

RedazioneFCV