Additivi alimentari

 Additivi alimentari

Additivi alimentari – 2010

È molto difficile per il consumatore, anche il più vigile, orientarsi nella “giungla” degli additivi anche per una legislazione confusa che sembra più incline a salvaguardare gli interessi della grande industria piuttosto che il lavoro di moltissime piccole e medie aziende. Troppi sono i consumatori che si lasciano attirare dalle novità, dall’aspetto accattivante dei prodotti, dalla comodità di disporre di frutta e verdura fuori stagione, oppure dal solo prezzo vantaggioso. I controlli vengono fatti dalle autorità competenti, ma è chiaro come, data l’enorme quantità di alimenti, essi siano fatti solo a campione; è inoltre più difficile effettuare controlli sui prodotti freschi, come verdure, frutta e pesce fresco, per l’etichettatura inadeguata e per la rapida deteriorabilità della merce: spesso succede che i risultati delle analisi siano pronti quando ormai gli alimenti oggetto di indagine sono già stati consumati. Questo, a nostro avviso, il corretto comportamento che un consumatore dovrebbe adottare:

  • acquistare i prodotti dopo averne attentamente letto l’etichetta, senza farsi attirare da frasi che decantano qualità benefiche; l’Autorità per la Sicurezza Alimentare Europea (EFSA) ha giudicato inattendibile l’81% delle diciture che assicurano benefici decantati per la salute di bambini e adulti; O evitare quei prodotti che riportano in etichetta lunghi elenchi di additivi;
  • evitare i prodotti intensamente colorati; non comperare quelli fuori stagione;
  • evitare i prodotti con imballaggi troppo voluminosi;
  • controllare attentamente gli ingredienti dei prodotti venduti in rosticceria, in pasticceria, in gelateria; spesso dietro le diciture “produzione propria” e “artigianale” si nascondono miniere di additivi.
    Spesso si usano termini seduttivi per confondere le idee del consumatore e poter così vendere i prodotti a prezzi più alti; il termine “nostrano” talvolta si associa a “più buono”, “migliore” ecc. In realtà l’unico significato valido è che parliamo di qualcosa prodotto in loco, che ha subito pochi spostamenti. Il suo consumo acquista quindi un significato locale apprezzabile da un punto di vista ambientale.

Il “biologico” prevede un utilizzo attento di molte sostanze di sintesi comunemente utilizzate nell’allevamento e nella coltivazione, promuove la biodiversità, è attento all’ambiente e “rispettoso” degli animali allevati: non può tuttavia questo termine essere considerato sinonimo di “più sano”, “più naturale”; la scelta del biologico deve essere coscientemente di natura politico-filosofico-ambientale, più che di ordine organolettico.

RedazioneFCV