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L’acqua e la plastica

In Italia si assiste, per quanto riguarda il consumo di acqua, ad un fenomeno particolare: l’Italia è il primo consumatore europeo di acqua minerale e il terzo a livello mondiale con 200 litri annuii pro capite, negli U.S.A. se ne consumano 110 litri anno pro capite. Tenendo presente che l’acqua fornita dalla maggior parte dei nostri acquedotti è di ottima qualità, non si capisce questo fenomeno se non attraverso un’imposizione pubblicitaria da parte delle aziende confezionatrici, battage possibile grazie ai margini elevatissimi di questo settore e con l’appoggio di legislatori lontani dalle vere esigenze dei consumatori e dell’ambiente.
Gli organismi animali e vegetali sono composti in gran parte da acqua (per l’uomo il 65%), e la mancanza di essa cancellerebbe la vita sul nostro pianeta. I deserti ne sono un esempio, ambienti in cui non può esistere la vita, le scarsissime forme di vita presenti hanno elaborato strategie in grado di utilizzare la scarsa umidità notturna.
Da ciò possiamo affermare che l’acqua è un bene che appartiene non solo dell’umanità, ma a tutti gli esseri viventi, anche se purtroppo così non è, oggi nel mondo vi sono milioni di esseri che soffrono la sete e per sopravvivere bevono acque che procurano malattie invalidanti e mortali. Molte malattie infettive quali la febbre tifoidea, il colera, l’amebiasi etc… sono veicolate dall’acqua.
Anche in Italia la situazione è gravissima, con un decreto legge il 112 del 25 giugno 2008 (lo stesso che apre la possibilità di installare centrali nucleari nel nostro paese) il Consiglio dei Ministri e non il Parlamento (ricordiamo che è stato un decreto legge) all’art. 23 bis afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole del libero mercato, così è stato sancito che in Italia l’acqua non sarà più un bene pubblico ma una merce gestita dalle multinazionali, le stesse che oggi gestiscono le acque minerali. Già a Latina la Veolia, multinazionale francese del settore, ha aumentato le bollette del 300%. Un disegno di legge di iniziativa popolare che ha raccolto circa 400.000 firme di cittadini italiani per abolire questa nefandezza, è ferma in parlamento perché nessun parlamentare, neanche dell’opposizione, si è preso cura di presentarla in qualità di relatore.
Praticamente nel nostro paese non è più possibile consumare acqua di acquedotto in qualsiasi locale pubblico, il costo dell’acqua in una trattoria, pizzeria o bar è equiparato a quello del vino, o altre bibite, assistiamo perfino alla vendita di acqua di acquedotto filtrata e addizionata di anidride carbonica in loco servita a costi di 4 euro il litro, come si può difendere il consumatore e l’ambiente se non rifiutandosi di accettare questo stato di cose e facendoci promotori di nuove leggi in questo settore.
Vogliamo pertanto esporre quanto conosciamo sul problema, per contribuire a un consumo più attento alla salute, alla tasca e all’ambiente.
Togliamo innanzitutto di mezzo la convinzione di un’azione “curativa” parlare di acque per curare malattie di vario genere in base alla composizione è un artifizio che non ha nessuna conferma scientifica, ma conferisce una patina adulatoria indiscutibile, uso questo perché fa bene. L’acqua svolge una funzione fondamentale di idratazione e diuresi.
Le multinazionali usano professori universitari compiacenti che asseriscono in etichetta che la tal acqua “può avere effetti diuretici” o “può favorire l’eliminazione dell’acido urico” sfidiamo chiunque ad affermare che una qualsiasi acqua non abbia gli stessi effetti, lo stesso dicasi per altre affermazioni del genere. La scelta di acque povere di un sale per favorire la cura di alcune patologie tipo acque povere di sodio per diete iposodiche, o povere di calcio per i calcoli sono solo specchietti per le allodole, basta mangiare un pezzo di formaggio per assumere quantità di sodio e di calcio superiori a quella contenuta in più litri di acqua. L’acqua in bottiglia per legge può essere consumata addirittura dopo 5 anni dal confezionamento una vera assurdità, l’acqua è un elemento che deve essere consumato fresco. I parametri sulla presenza di inquinanti è diversa per le acque di rubinetto e quelle imbottigliate naturalmente a favore di queste ultime.

Cominciamo ora la nostra disamina: l’acqua viene identificata per una serie di parametri organolettici, fisici, chimici e microbiologici.
1) Parametri organolettici: l’acqua da un punto di vista organolettico deve essere incolore, inodore e insapore, colori anomali si possono avere in presenza di sali di ferro, manganese, calcio o sostanze organiche. L’odore può essere prodotto dalla presenza di ferro o altri sali, solfuri originati dalla decomposizione di sostanze organiche o dal passaggio dell’acqua attraverso rocce per lo più di origine vulcanica. Il sapore può essere alterato dalla presenza in eccesso di alcuni sali, solfati, cloruri, ferrosi, di calcio o sali alcalini, ancora il sapore può essere influenzato dalla presenza di sostanze organiche, in putrefazione o non.
2) Per parametri fisici i più comunemente determinati sono la temperatura e la conducibilità elettrica. La prima ha un valore guida di 12°C e comunque non deve superare i 25°C. La seconda che è espressione del contenuto di sali minerali disciolti ha un valore consigliato di 2500 Scm (micro Simens per centimetro) a 20°C.
3) Per parametri chimici i più importanti sono il pH, il residuo fisso, la durezza, particelle indesiderabili, sostanze tossiche.
a. L’acqua deve avere un pH lievemente acido o neutro tra il 6,5 e il 7,5.
b. Il residuo fisso esprime il contenuto salino totale dell’acqua. Viene determinato riscaldando e facendo evaporare 1 litro d’acqua a 180°C, pesandone il residuo si determina il contenuto totale di sali, indispensabili in quanto l’organismo umano non può assumere acqua senza sali disciolti o con troppi sali disciolti per non provocare alterazioni dei fenomeni di scambio osmotico che avvengono a livello delle cellule gastrointestinali con conseguenti carenze nutritive.
c. Le acque si differenziano per la loro “durezza” che viene espressa il più delle volte in gradi francesi. La durezza è data dal contenuto principalmente di sali di calcio e magnesio. Si distingue in durezza temporanea dovuta principalmente a bicarbonati e in minima parte a fosfati e a silicati e permanente dovuta a cloruri, solfati e nitrati. La differenza sta nel fatto che la prima è eliminabile in seguito a ebollizione.
Le acque si definiscono leggere con una durezza inferiore ai
14 gradi francesi medie tra i 14 e i 28 gradi francesi Dure oltre i
28 gradi francesi.
La normativa vigente consiglia per l’acqua potabile una durezza
tra i 15 e i 50 gradi francesi.
Possiamo aggiungere che acque troppo dure possono assumere gusti poco gradevoli e sono poco adatte alla cucina, richiedono un aumento dei saponi usati per la pulizia e producono dannose incrostazioni durante il loro uso. È importante la determinazione di alcuni composti quali l’ammoniaca, i nitriti e i nitrati. Sia l’ammoniaca che i nitriti sono rapidamente ossidabili e la loro presenza quando non sia causata da scarichi industriali e/o agricoli, è indice di degradazione di sostanze organiche azotate. I nitrati invece sono composti molto stabili e la loro presenza è indice di inquinamento remoto frequentemente causato da scarichi agricoli. Anche la presenza di fosfati e acido solfidrico è prognostica di inquinamento delle acque, i fosfati sono presenti negli scarichi liquidi di origine domestica, industriale e agricola, l’acido solfidrico è originato dalla degradazione per putrefazione delle sostanze organiche.
d. Le particelle indesiderabili non sono altro che elementi e sostanze che non entrano nella composizione delle acque. Come il ferro e il manganese i quali colorano le acque rendendole torbide, il rame e lo zinco ne conferiscono un sapore astringente, oli minerali, tensioattivi e fenoli di chiara origine industriale e i solventi organici alogenati.
e. Le sostanze tossiche sono dotate di una propria intrinseca tossicità e il più delle volte la loro presenza è dovuta a inquinamenti dalle più disparate origini, per infiltrazioni di scarichi liquidi, per scarsa manutenzione delle tubature ecc. i più presenti sono l’arsenico, il cadmio, i cianuri, cromo, piombo, antimonio, selenio, antiparassitari, idrocarburi policiclici aromatici.
Questo tipo di inquinamento è dovuto molto spesso a vera e propria attività criminale. Abbiamo letto sui giornali quello che succede nei territori in mano alle organizzazioni criminali. Ma anche da noi le cose non sono molto diverse, un esempio può essere il cromo, con costi di smaltimento elevati, nelle zone del padovano e trevigiano Piombino Dese, Castelminio, Castelfranco ecc. dove vi era una grande concentrazione di aziende di cromatura spesso i residui sono stati scaricati direttamente sul territorio e hanno di conseguenza inquinato la falda.
4) I parametri microbiologici servono a garantire la potabilità accertando che l’acqua non sia o possa diventare un veicolo di trasmissione di microrganismi patogeni. Le malattie più comuni veicolate dall’acqua sono il tifo, paratifo,dissenteria, colera l’acqua può veicolare anche virus, enterovirus, virus dell’epatite A, virus della polmonite, ma anche altre forme viventi come protozoi e uova di ossiuri (tenie ascaridi). Per garantire quindi la potabilità servono gli indici microbiologici determinando la carica batterica totale a 22°C e a 36°C e gli indici di contaminazione fecale. La carica batterica totale a 22°C ci informa sullo stato dell’acqua alla fonte, quella a 36°C costituisce una spia della presenza di batteri adatti a vivere in condizione di simbiosi o parassitismo su animali a sangue caldo. Gli indici di contaminazione
fecale consistono nella ricerca dei coliformi fecali e totali.
Altro esempio di attività delinquenziale è riconducibile agli allevamenti, di maiali in modo particolare, anche in questo caso lo smaltimento dei liquami comporta costi elevati, alcuni allevatori disonesti si disfacevano dei liquami direttamente sul territorio circostante, ma per paura dei controlli che venivano fatti in superficie, scaricavano direttamente in falda così che oggi, risulta pesantemente inquinata.

Possiamo affermare che l’acqua imbottigliata non può essere migliore di quella distribuita dagli acquedotti per vari motivi, i parametri fissati dalla comunità europea per alcuni inquinanti, cadmio, arsenico, cromo, hanno limiti meno rigidi di quelli richiesti per l’acqua potabile e non vengono riportati in etichetta. Le analisi sono maggiori e più costanti per l’acqua distribuita dagli acquedotti che viene consumata praticamente subito. Nessuno si prende la briga di controllare una bottiglia d’acqua lasciata immagazzinata senza una normativa specifica per cinque anni. La preoccupazione per quello che beviamo è elevata, soprattutto se pensiamo che il legislatore si trova di fronte ad un aumento dell’inquinamento ambientale tale, che lo “costringe” (anche se non è la sola strada praticabile) a rivedere sempre più in alto i parametri degli inquinanti.
È doveroso far notare la differenza tra VG e CMA.



Oltre a tutto ciò oggi, per ragioni economiche, l’acqua minerale è venduta nella stragrande maggioranza dei casi in bottiglie di plastica delle quali conosciamo molto poco su ciò che sono in grado di cedere all’alimento che contengono, ma sappiamo per certo quale ne sia l’impatto ambientale.

La plastica si ottiene dal petrolio attraverso dispendiosi e complessi processi. Oggi per la sua economicità, resistenza e leggerezza è sempre più impiegata, sempre più richiesti sono anche i poliaccoppiati assieme a carta o alluminio che rendono più difficile il riciclaggio. Per la plastica alcuni autori, i più ottimisti, danno come tempo per la decomposizione circa 7 secoli, ovvio che questi tempi sono molto ipotetici perché la plastica viene prodotta da un tempo talmente breve che non ci possono essere esperienze a confermare nulla. Altri autori ipotizzano tempi biblici ma soprattutto asseriscono che la plastica sia praticamente indistruttibile, che il tempo sia solo in grado di ridurla a pezzi sempre più piccoli, fino magari a polverizzarla, ma non a metabolizzarla e a decomporla. È difficile comprendere del perché venga utilizzato un materiale come questo praticamente indistruttibile per produrre oggetti usa e getta. Che la plastica sia sempre più utilizzata lo prova il fatto che nel 1995 carta e plastica assieme rappresentavano il 44% del totale in peso dei RSU (rifiuti solidi urbani) e oltre il 50% del loro volume nel 1975 rappresentavano meno del 20% del totale.
La plastica non è tutta uguale, bisogna controllare sui contenitori le sigle che compaiono, PP, PVC, PE, PP, PET, PS. A ogni sigla corrisponde una diversa composizione di polimeri.

PVC cloruro di polivinile molto diffuso per la produzione di contenitori di vario tipo, bottiglie, flaconi per detersivo e shampoo, cosmetici, sacchetti per la spesa confezioni per uova ecc.
È difficilmente riciclabile e può cedere sostanze pericolose agli alimenti con cui viene in contatto soprattutto se contengono grassi,
se si usano pellicole per coprire gli alimenti è meglio comperare quelle che non contengono PVC. Se bruciato libera composti cancerogeni a base di cloro, diossine, furani e acido muriatico in forma gassosa uno dei responsabili delle piogge acide.

PE polietilene usato principalmente per produrre: sacchetti per la spesa, flaconi per detersivi e shampoo, teloni agricoli, taniche.
È pochissimo degradabile.

PET polietilene tereftalato è la tipica plastica delle bottiglie per l’acqua, altre bevande gassate e latte fresco.
Oltre il 90% del costo di una bottiglia d’acqua è riconducibile al costo della bottiglia medesima e al trasporto, il riciclo delle bottiglie è difficile e costoso, troppo spesso vengono introdotte nelle campane bottiglie non schiacciate, le campane il più delle volte sono piene di aria più che di plastica, e comunque 80% delle bottiglie non viene riciclato.
Per produrre 1 Kg di PET sono necessari 2 Kg di petrolio e 17,5 Kg di acqua, dato che una bottiglia da un litro pesa circa 35 g. Con un Kg si ottengono circa 30 bottiglie, dai supermercati italiani escono 15 miliardi di bottiglie di PET ogni anno. Credo sia importante per tutti avere un’immagine globale di ciò che produciamo, se come abbiamo detto all’inizio consumiamo 200 litri di acqua imbottigliata pro capite ogni anno ciò significa che ogni uno di noi compresi i neonati solo per bere l’acqua in bottiglia utilizziamo 14 litri di petrolio, 122 litri d’acqua e immettiamo nell’atmosfera 23 Kg. Di CO2. crediamo sia il caso di meditare su questi numeri.
Per quanto riguarda la salute in senso lato, possiamo asserire che conosciamo ancora poco la plastica per affermare se sia o no fonte di inquinamento per il nostro organismo e soprattutto con quali risultati (non sono più di 30 anni che ne facciamo uso). Abbiamo già comunque alcuni allarmi dovuti a studi diversi; l’immagazzinamento dell’acqua in bottiglie di plastica dovrebbe essere fatto in luogo fresco e lontano da fonti solari, non si dovrebbe mai bere l’acqua imbottigliata lasciata al sole, ma manca una legislazione ad hoc e nessuno controlla, i camion viaggiano scoperti per giorni, i supermercati hanno piazzali pieni di bottiglie d’acqua così pure i grossisti, e i produttori i quali, producono in proprio le bottiglie, negli stessi stabilimenti di confezionamento, imbottigliandole così ancora calde fumanti.
Le bottiglie di PET cedono una sostanza il bisfenolo A, (BPA) anche se gli studi sono pochi (e nulla si fa per farne di nuovi) sembra sia in grado di aumentare il rischio di tumori a seno e prostata, accelerare la pubertà e dare problemi neurologici.

Per che cosa si usa il BPA?
Il BPA viene usato nella produzione del policarbonato, una plastica rigida impiegata nella produzione di biberon per neonati, piatti, tazze, brocche, caraffe, stoviglie per forni a microonde e recipienti per la conservazione degli alimenti. Se ne fa uso comune anche nella produzione di resine epossifenoliche, impiegate per il rivestimento protettivo interno di lattine e coperchi metallici e per lo strato interno di serbatoi per l’acqua e tini per il vino. Il BPA può migrare in piccole quantità nei cibi e nelle bevande conservati in materiali che lo contengono.
Ricavato dal sito dell’Autorità Europea per la sicurezza alimentare (EFSA):
“Il gruppo AFC (AFC - gruppo di esperti scientifici sugli additivi alimentari, gli aromatizzanti, i coadiuvanti tecnologici e i materiali a contatto con gli alimenti) ha esaminato la solidità delle prove scientifiche attualmente disponibili e le incertezze rimanenti ed ha incluso un fattore di incertezza di 100 nel suo calcolo del TDI, come è comune prassi scientifica. Su questa base il Gruppo ha stabilito una TDI definitiva di 0,05 milligrammi/Kg di peso corporeo. La precedente TDI provvisoria, fissata nel 2002, includeva un fattore di incertezza di 500, che è stato ridotto alla luce delle corpose prove scientifiche ora disponibili.”
[ TDI Assunzione giornaliera tollerabile
La TDI è una stima della quantità di una sostanza, espressa in base al peso corporeo, che può essere ingerita ogni giorno per tutta la vita senza rischi apprezzabili.]

Sulle conclusioni dell’EFSA si sta discutendo, di seguito diamo spazio ad una interrogazione presentata al Parlamento Europeo

Interrogazioni parlamentari
22 aprile 2009 E-2861/09

INTERROGAZIONE SCRITTA di Hiltrud Breyer (Verts/ALE) alla Commissione

Oggetto: Conflitto d'interessi presso l'EFSA riguardo al bisfenolo A
Risposta(e)

Secondo alcune informazioni, uno degli scienziati impegnati presso l'EFSA nelle ricerche sul bisfenolo A ha ricevuto un contributo finanziario dall'industria di tale sostanza. Nel 2008 Wolfgang Dekant, un membro dell'ex gruppo di esperti scientifici sugli additivi alimentari, gli aromatizzanti, i coadiuvanti tecnologici e i materiali a contatto con gli alimenti (AFC), ha ricevuto dal Polycarbonat BPA Global Group del denaro per un articolo in cui perviene alla conclusione che l'esposizione al bisfenolo A non comporta alcun rischio per la salute. Nel luglio 2008 l'EFSA ha formulato un parere in merito al bisfenolo A e ai rischi per la salute di feti e bambini (EFSA Q-2008-382). Wolfgang Dekant ha partecipato alla riunione del gruppo quando è stato emesso tale parere e ha dichiarato di aver ricevuto un contributo finanziario dell'industria, tuttavia l'EFSA non ha ravvisato alcun conflitto di interessi.
1. Condivide la Commissione l'opinione dell'EFSA secondo cui in questo caso non emergerebbe alcun conflitto d'interessi? Può confermare la Commissione che questa valutazione corrisponde alle direttive sulla trasparenza della Commissione e al rigoroso principio dell'indipendenza professionale?
2. L'EFSA sostiene che lo scienziato presente alla riunione del gruppo ha risposto solo a domande di carattere tecnico e non ha collaborato alla stesura del parere. Nondimeno, il suo nome figura nel documento. Non ritiene la Commissione che sia una contraddizione? Considera la Commissione attendibile l'affermazione secondo cui lo scienziato ha risposto esclusivamente a domande di carattere tecnico e non ha collaborato alla redazione del parere?
3. Può la Commissione escludere che il conflitto d'interessi e la valutazione positiva del bisfenolo A da parte di Wolfgang Dekant abbiano inciso sul parere altrettanto positivo dell'EFSA riguardo a tale sostanza, sebbene numerosi studi indipendenti indichino gravi rischi per la salute dovuti al bisfenolo A?
4. Il 23 aprile 2008 l'EFSA, in risposta all'interrogazione E-0393/08 dell'interrogante in merito a legami tra i membri del gruppo e l'industria del bisfeonolo A, ha menzionato soltanto generici criteri di trasparenza. È a conoscenza la Commissione che anche altri membri del gruppo, che hanno partecipato ai pareri sul bisfenolo A, avevano o hanno legami diretti o indiretti con l'industria del bisfenolo A?


Intanto in Canada due importanti catene della grande distribuzione hanno già deciso di ritirare dal commercio i prodotti che contengono il BPA. E l’autorità canadese ha ritirato dal commercio i biberon in policarbonato con BPA.
Un recente studio realizzato da alcuni ricercatori britannici e pubblicato su “Journal of American Medical Association” dimostrerebbe che il BPA sia associato all’insorgenza negli adulti di cardiopatie e diabete di tipoII. Lo studio è stato condotto su un campione di 1500 pazienti.
Nel frattempo due studi uno italiano, e uno tedesco dell’università di Francoforte sul Meno dimostrerebbero che l’acqua minerale contenuta in bottiglie di plastica conterrebbe sostanze chimiche simili agli ormoni femminili, estrogenomimetici, in dosi che interferiscono con il sistema endocrino e che possono risultare tossiche. Gli estrogenomimetici sono in grado di legarsi ai recettori per gli ormoni, comportandosi però in modo anomalo.
Importante tenere in considerazione che il BPA è presente nella maggior parte dei biberon in commercio, ma esistono anche biberon BPA free sui quali naturalmente consigliamo indirizzarsi.
Le regole per un consumatore attento sono quelle di ridurre il più possibile l’uso della plastica, evitando dunque l’acqua in bottiglia, evitare di comperare prodotti confezionati dove la confezione sia spropositata rispetto il contenuto, il riciclarla sempre ricordandosi di ridurne il più possibile il volume, le bottiglie una volta usate per l’eliminazione vanno schiacciate e tappate e immesse negli appositi contenitori, riutilizzarla il più possibile facendo sempre attenzione se si usa a contatto con sostanze alimentari che riporti il simbolo che ne permette l’uso alimentare, calice e forchetta, non usarla per sostanze grasse e se si usa lasciarle a contatto il minor tempo possibile.