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PROGETTARE PENSANDO ALLA SOSTENIBILITÀ: LE NUOVE NORME EUROPEE A SOSTEGNO DELL’ECODESIGN

Apparecchi che consumano meno energia, che durano di più e che si possono facilmente riparare. L’obiettivo della riduzione dell’impatto umano sull’ambiente, in fondo, passa anche da idee semplici e comuni agli interessi di tutti noi consumatori.

Eppure, tra obsolescenza programmata e mantra promozionali a favore dell’acquisto di nuovi modelli in luogo della riparazione dei vecchi, gli assiomi di buon senso che guidavano la domanda, per ritrovare il proprio spazio, devono farsi largo presentandosi con nuovi nomi e l’indispensabile spinta della norma imperativa.

Si parla dunque di Ecodesign per definire una progettazione mirata ad eliminare l’impatto negativo sull’ambiente dei prodotti, attraverso un design intelligente, che tenga conto del loro completo ciclo di vita.

In concreto, si tratta innanzitutto di implementarne l’efficienza energetica, la durabilità, la riparabilità, la possibilità di aggiornamento e, infine, la riciclabilità e la possibilità di smaltirne le componenti non riciclabili.

Qualità che tornano in auge si aggiungono ai nuovi dettami dell’economia circolare; ampliando la prospettiva, la stella polare della sostenibilità deve fungere da riferimento nei confronti dell’intero ciclo vitale del prodotto: dall’approvvigionamento delle materie prime alle fasi di produzione e distribuzione, fino alla dismissione dello stesso, la progettazione deve garantire un’interazione con l’ambiente sana, ovvero meno impattante possibile.

Il legislatore europeo indica la via, a partire dall’apposita direttiva quadro, fissando poi di volta in volta standard specifici con regolamenti dedicati a singole categorie merceologiche. L’ultimo aggiornamento riguarda dieci comuni apparecchi elettrodomestici, tra cui lavatrici, lavastoviglie e frigoriferi, e si segnala perché, per la prima volta, include sotto l’ombrello dell’ecodesign misure volte a supportare la riparabilità e la riciclabilità.

Quanto alla riparabilità, in particolare, vengono imposti periodi minimi in cui dev’essere garantita la disponibilità di componenti di ricambio (ad es. 10 anni per lavatrici e asciugatrici) e si stabilisce che gli interventi di riparazione siano resi più facili perché esperibili mediante attrezzi di uso comune, senza dover arrecare danni permanenti all’apparecchio.

Altri requisiti riguardano il consumo massimo d’acqua per ciclo di lavaggio di lavatrici e lavastoviglie, in uno con standard minimi di efficacia che assicurino che il ridotto utilizzo d’acqua non vada a detrimento della performance, e l’efficienza energetica, sulla quale i consumatori europei vengono informati, al momento dell’acquisto, tramite le indicazioni fornite nell’etichetta energetica.

Le regole si applicano ai prodotti venduti nel mercato europeo, indipendentemente dal luogo di produzione; i risultati positivi sono stimati in 167 TWh di energia risparmiata all’anno entro il 2030 (pari all’attuale consumo annuo della Danimarca), corrispondenti a una riduzione di emissioni di CO2 superiore a 46 milioni di tonnellate.
Grazie a queste misure, infine, una famiglia dovrebbe essere in grado di risparmiare, in media, 150 euro all’anno.

Venezia Mestre, 10 dicembre 2019