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SANITÀ VENETA, APPROVATO IL PIANO REGIONALE DI GOVERNO DELLE LISTE D'ATTESA

La Giunta regionale del Veneto, su proposta dell’Assessore alla Sanità Manuela Lanzarin, ha approvato il proprio Piano Regionale di Governo delle Liste d’Attesa (PRGLA).

Molti gli elementi positivi divulgati tramite il comunicato stampa emesso il giorno 11 luglio: dall’apertura degli ospedali nelle ore serali e nei fine settimana alla razionalizzazione e messa on line di molti sevizi.

Dubbi su come tutto questo sarà realizzato, però, sorgono in considerazione della carenza del personale, sia medico che infermieristico, che caratterizza il settore: si teme un ulteriore aumento della privatizzazione nella sanità della nostra Regione, con aumenti dei costi sia a carico della comunità che del singolo paziente.

Nel confronto con il Piano Nazionale di Governo delle Liste d’Attesa, il Piano Regionale annunciato risulta sicuramente migliorativo. Il PRGLA prevede infatti tempi d’attesa inferiori: per le urgenze (Classe U) il tempo massimo stabilito è di 24 ore dalla prenotazione, mentre a livello nazionale si dice “entro 72 ore”; per la classe D (differibile), si impone un tempo massimo di 30 giorni dalla prenotazione, mentre il Piano Nazionale fissa 30 giorni per le visite e 60 per la diagnostica; per la classe P (programmabile), infine, si indicano 60/90 giorni dalla prenotazione in base all’indicazione del medico prescrittore, mentre il limite nazionale è di 120 giorni. Anche le attese per interventi chirurgici risultano ridotti.

Questi gli obiettivi di programma cui le aziende sanitarie devono arrivare, mentre purtroppo nel frattempo i cittadini del Veneto sperimentano quotidianamente una realtà molto diversa.

I CUP non sono collegati a livello regionale e spesso neanche all’interno della stessa ASL e, se un CUP non è in grado di soddisfare la domanda, il cittadino è lasciato solo alla ricerca di realtà disponibili ed eventualmente a provvedere con mezzi propri al raggiungimento del sito erogante.

Visite, diagnostica e interventi chirurgici possono presentare tempi d’attesa superiori all’anno e sempre più spesso i cittadini si rivolgono a strutture private dove, in alcuni casi, il costo della prestazione erogata supera di pochi euro i ticket previsti.

La necessità di andare al di là dei numeri e di tenere fermo il riferimento dato dalle situazioni concretamente affrontate dal paziente, quando si elaborano principi e azioni che mirano ad avere un impatto effettivo sul funzionamento del sistema sanitario, dovrebbe sempre godere della massima considerazione possibile: passaggio obbligato in simile lavoro di pianificazione, conseguentemente, dovrebbe essere la consultazione delle associazioni dei consumatori, portatrici delle istanze dei destinatari delle prestazioni nei confronti delle quali, si auspica, le competenti autorità politiche ed amministrative vorranno porsi in atteggiamento d’ascolto con maggior frequenza e continuità.

 

Mestre, 12 luglio 2019