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QUANDO IL MARCHIO DANNEGGIA IL CONSUMATORE: MAXISANZIONE DELL’ANTITRUST EUROPEO A NIKE

È di queste ore la notizia della lettera che 171 gruppi del settore calzaturiero e sportwear hanno scritto al Presidente USA Trump per protestare contro l’introduzione dei nuovi dazi sull’import dalla Cina.

Nike, Adidas e gli altri esprimono la loro contrarietà «per conto di centinaia di milioni di persone che comprano scarpe e centinaia di migliaia di dipendenti››, chiedendo ‹‹uno stop immediato a questa azione che aumenterà le spese a loro carico».

La preoccupazione e l’attenzione manifestata nei confronti delle istanze dei consumatori in relazione ai danni derivanti dalle barriere al commercio sono encomiabili e fanno sensazione, se si pensa a quanto emerso non più tardi di qualche settimana fa in relazione all’attività di Nike nel mercato europeo.

La Commissione europea, al termine di un’indagine antitrust avviata nel giugno del 2017, ha infatti comminato a Nike un’ammenda di 12,5 milioni di euro proprio per pratiche volte a costituire restrizioni alle vendite transfrontaliere, al fine di ridurre l’offerta e far salire i prezzi per i consumatori.

Sotto la lente dell’Antitrust europeo sono finiti gli accordi di concessione relativi ai prodotti di merchandising sotto licenza: per un periodo di ben tredici anni, dal luglio 2004 all’ottobre 2017, questi accordi hanno configurato violazioni alle norme europee in materia di concorrenza.

Nike ha illegalmente limitato le vendite transfrontaliere e online inserendo negli accordi di licenza e distribuzione alcune clausole che le vietavano esplicitamente e altre che obbligavano i licenziatari a trasferire i divieti ai propri clienti, nonché tramite misure indirette quali minacce di revoca della licenza nei confronti dei licenziatari non accondiscendenti.

Nike, in altre parole, ha sfruttato in funzione anticoncorrenziale i propri diritti di proprietà intellettuale: questi, se da un lato possono avere un ruolo di ausilio alla concorrenza, promuovendo e tutelando l’innovazione nella competizione, comportano dall’altro il rischio di costituire uno strumento di monopolio e distorsione del mercato. L’equilibrio nel caso Nike è stato infranto, in violazione del fondamentale principio europeo della libertà di circolazione delle merci.

Le pratiche di Nike, sottolinea la Commissaria responsabile per la Concorrenza Margrethe Vestager, hanno riguardato prodotti che sono spesso oggetto di culto per i tifosi di calcio: per gli appassionati italiani, il sovrapprezzo ha riguardato in particolare le divise di Juventus, Inter e Roma.

 

Mestre, 20 maggio 2019