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E-COMMERCE: CONCORRENZA E SICUREZZA AL CENTRO DEI RECENTI INTERVENTI DELLA COMMISSIONE EUROPEA

L’ecommerce è sempre più centrale nelle nostre abitudini di acquisto e quindi anche negli interventi a tutela dell’interesse generale dei cittadini europei messi in atto dalla Commissione europea.
L’ultimo in ordine di tempo è la decisione di multare, per un totale di più di 111 milioni di euro, quattro big dell’elettronica per pratiche lesive della concorrenza, con effetti dannosi immediati per i consumatori, reiterate nei quattro anni precedenti alle ispezioni, avviate dalla Commissione nel 2015.
Si tratta, andando in ordine di entità della sanzione, di Asus (multata per 63 milioni e 522 mila euro), Philips, Pioneer e Denon & Marantz: tutte hanno ammesso le infrazioni alle regole della concorrenza e cooperato con la Commissione fornendo ulteriori evidenze, velocizzando così il lavoro di indagine ed ottenendo in cambio consistenti sconti sulle sanzioni.
La pratica contestata a tutti e quattro i produttori consisteva nel fare pressioni ai rivenditori online perché mantenessero i prezzi dei loro prodotti più alti, limitando di conseguenza l’effettiva concorrenza tra gli stessi rivenditori e determinando un innalzamento generalizzato dei prezzi per i consumatori. Il risultato veniva raggiunto minacciando sanzioni e ritorsioni, quali il blocco delle forniture, ai rivenditori che non si conformavano alle soglie minime di prezzo indicate.
Anche variazioni di un solo euro, fa notare la Commissaria per la concorrenza Margrethe Vestager, provocavano l’intervento dei produttori, capaci di reagire immediatamente grazie alla disponibilità di strumenti sempre più sofisticati e precisi di monitoraggio dei prezzi. L’impatto di un simile intervento ha poi la capacità di raggiungere dimensioni esponenzialmente più ampie sfruttando il sistema degli algoritmi: i rivenditori online fanno sempre più ricorso ad algoritmi per determinare i prezzi, adattandoli in modo automatico a quelli dei concorrenti. Così, facendo pressioni sui rivenditori con i prezzi più bassi, i produttori hanno la possibilità di creare un effettodomino che comporta un innalzamento a catena dei prezzi da parte di tutti gli altri.
Le restrizioni ai prezzi dei rivenditori sono i più diffusi ostacoli alla concorrenza nel mercatodigitale e mettono a rischio, a causa dei software e degli algoritmi che determinano le offerte che troviamo sui siti di e-commerce, l’effettiva libertà di scelta di cui il consumatore può godere in misura potenzialmente illimitata utilizzando la rete. 
Non sono però l’unica minaccia: Pioneer, in parallelo con gli interventi sui prezzi dei suoi prodotti, limitava la possibilità dei rivenditori di fare offerte ai consumatori di altri Stati Membri, bloccando i loro ordini, allo scopo di imporre differenti prezzi di rivendita nei diversi Stati Membri.
Quest’ultimo tipo di restrizione alla concorrenza è attualmente oggetto di indagini della Commissione nei confronti degli accordi di distribuzione proposti da Nike, Sanrio ed Universal Studios: gli interventi rivolti all’e-commerce, in un mercato che vale più di 500 miliardi di euro all’anno in Europa e che coinvolge più della metà dei consumatori europei, non possono proprio avere soluzione di continuità.
In questo senso si segnala anche l’iniziativa, promossa dalla stessa Commissione e concretizzatasi a fine giugno, volta a contrastare la diffusione di #prodottipericolosi tramite le piattaforme di vendita online. Si tratta del Product Safety Pledge, un documento di impegno comune che è stato firmato da quattro giganti dell’e-commerce: Alibaba, Amazon, eBay e Rakuten-France, finalizzato alla più rapida #rimozione delle offerte di prodotti potenzialmente dannosi, che sempre più frequentemente vengono commercializzati online.
Gli specifici impegni concretamente assunti riguardano la reazione ad una notifica da parte delle autorità, che deve avvenire entro due giorni lavorativi ed essere seguita dalla comunicazione alle stesse autorità delle azioni intraprese per eliminare le offerte segnalate, e l’implementazione della prevenzione, tramite l’informativa sulle regole europee da sottoporre ai venditori e la consultazione continua delle fonti istituzionali dedicate alla segnalazione di prodotti pericolosi, a partire dal Sistema di allerta rapido europeo per prodotti non alimentari. Soprattutto, si prevede che vengano rese più facili le comunicazioni tra compagnie da una parte e consumatori ed autorità dall’altra, predisponendo canali chiari e punti unici di contatto per recepire con immediatezza le segnalazioni legate alla sicurezza dei prodotti e fornire adeguata risposta ai consumatori, nel termine massimo di cinque giorni lavorativi.

 

Venezia, 06/08/2018