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Al via il progetto per un “New deal for consumers”: più tutele per i consumatori europei

È l’ambiziosa iniziativa messa in campo dalla Commissione Europea per garantire ai consumatori una tutela più completa, efficace ed uniforme: un progetto articolato in più interventi che ora saranno sottoposti alla valutazione di Parlamento Europeo e Consiglio.

La novità più rilevante è sicuramente rappresentata dall’introduzione di una nuova azione rappresentativa europea. Il caso Dieselgate ha messo in luce l’opportunità di affiancare l’azione collettiva già prevista dall’ordinamento europeo, che è di tipo inibitorio e quindi finalizzata a bloccare comportamenti illegittimi, senza riconoscere la possibilità di ottenere un risarcimento, con uno strumento più simile alla class action statunitense, dunque funzionale ad una tutela collettiva risarcitoria.

La forma che si vuole dare alla class action europea prevede importanti correzioni al modello americano. Innanzitutto la legittimazione ad agire viene attribuita solo a soggetti qualificati quali le associazioni dei consumatori che sono tenuti a rispettare criteri di trasparenza che ne assicurino la natura non-profit e l’assenza di conflitti d’interesse. In questo modo si evita la trasformazione della class action in un affare per gli studi legali o in un’arma di concorrenza sleale tra imprese.

In secondo luogo, l’azione sarà possibile solo sulla base di una decisione di un tribunale o di un’autorità nazionale che abbia accertato una violazione della legge e quindi l’effettiva consistenza delle basi giuridiche sulle quali si avanza la pretesa. Viene infine esclusa la possibilità di ottenere per questa via condanne al pagamento di sanzioni, scongiurando in questo modo l’eventualità che costi troppo gravosi conducano all’incapacità di farvi fronte da parte dell’impresa e quindi al rischio del fallimento.

L’Italia è tra gli Stati Membri che hanno già autonomamente predisposto un’azione di classe risarcitoria; le indicazioni provenienti dall’Unione Europea potranno comunque essere importanti se sarà dato seguito al tentativo di riforma dello strumento intrapreso senza successo nel corso della precedente legislatura.

Ulteriore strada sulla quale si muove la reazione al caso Dieselgate è quella dell’aumento delle multe, con l’imposizione di una misura minima (il 4% del fatturato annuo in ciascun Paese come limite più alto della sanzione) per violazioni diffuse che colpiscono consumatori in più Stati Membri.

Gli altri interventi che caratterizzano la proposta del New Deal riguardano settori specifici in cui si vuole garantire una tutela più chiara ed uniforme su tutto il territorio europeo a partire da quello del mercato online.

Qui la parola chiave è trasparenza: il venditore dev’essere riconoscibile come un professionista, oppure un privato, applicandosi quindi le tutele del diritto dei consumatori, così come devono essere chiaramente segnalati i casi in cui i risultati delle ricerche siano determinati da sponsorizzazioni.

Sono poi estesi i diritti di informazione e di ripensamento anche ai servizi digitali gratuiti per i quali vengono forniti dati personali, come per esempio gli account e-mail e i servizi di archiviazione cloud.

Altro ambito d’intervento è quello degli standard di qualità dei prodotti venduti nei confini dell’Unione e della loro uniformità in tutti gli Stati Membri. L’attenzione sul tema è stata sollevata dai Paesi dell’Est Europa, dove la vendita di prodotti alimentari identici per confezione e marchio, ma di qualità inferiore, ha fatto parlare di “consumatori di seconda classe” e di “food apartheid”. Le modifiche normative previste riconosceranno esplicitamente la possibilità per le autorità nazionali di intervenire bloccando questo genere di pratiche commerciali.

La sezione conclusiva del disegno della Commissione consiste nella semplificazione di regole che definiscono importanti ambiti dell’attività commerciale, a beneficio delle imprese. L’obbligo di rimborso nel caso di esercizio del diritto al ripensamento viene stabilito solo al momento dell’effettiva ricezione del bene restituito.

Cambiano anche i requisiti riguardanti le forme di comunicazione ai consumatori: la tradizionale e-mail potrà essere sostituita da chat e moduli online, a patto che sia assicurata la possibilità di tenere traccia della corrispondenza intercorsa anche utilizzando questi strumenti più moderni e flessibili.

Mestre, 7 maggio 2018