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L'Unione Europea rinnova l'uso del glifosato per altri 5 anni

Il Comitato d’appello dell’Unione Europea, formato da rappresentanti di tutti gli stati,ha prorogato di altri 5 anni l’utilizzo del glifosato, una sostanza usata in agricoltura come diserbante e sospettato di essere cancerogeno.

Il glifosato è un diserbante non selettivo, vale a dire una molecola che elimina indistintamente tutte le erbe infestanti. È stato introdotto sul mercato dall'azienda agroalimentare americana Monsanto nel 1974, ed è oggi l’erbicida più utilizzato al mondo: dalla sua introduzione ne sono state spruzzate sui campi quasi 9 milioni e mezzo di tonnellate. 

L’Europa da sempre, nella politica sanitaria, ha adottato il cosiddetto principio di prevenzione, cioè se una sostanza è sospettata di essere pericolosa per i cittadini si deve vietarne l’uso fino a quando non sia provato scientificamente che il prodotto è innocuo.

Allora perché questa inversione di rotta da parte dell’Europa? Sicuramente influiscono, tutti gli accordi internazionali quali il CETA, ma principalmente gli interessi delle singole nazioni a protezione dei propri investimenti. Hanno votato contro Italia, Belgio, Grecia, Francia, Ungheria, Cipro, Malta, Lussemburgo e Lettonia, mentre il Portogallo si è astenuto. La Germania è stata determinante per far passare la cosa e forse non è un caso se il maggior gruppo tedesco della chimica la Bayer ha acquisito per 66 miliardi di euro il colosso Americano Monsanto da sempre impegnato nel transgenico, particolarmente nella ricerca di piante resistenti appunto al glifosato di sua produzione.

Secondo quanto promesso dal Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, contrario a questa proroga, l’Italia entro il 2020 avrà utilizzo zero di questo diserbante.

La fusione di Monsanto e Bayer influirà moltissimo sulle scelte agricole in Europa dei prossimi anni, basti pensare che il gruppo nuovo nato è in grado di possedere e vendere circa il 64% dei pesticidi e il 60% dei semi brevettati e che praticamente tutto il comparto compresa la vendita al dettaglio è governato da quattro mega colossi mondiali.

All’inizio di quest’anno più di 200 organizzazioni della società civile hanno invitato il commissario europeo della concorrenza, Margrethe Vestager, a fermare l’ondata di fusioni nel settore agroalimentare. Quasi 900 mila cittadini hanno firmato petizioni che chiedono alla Commissione di agire in tal senso. Il pericolo, infatti, è che gli agricoltori vedano aumentare i prezzi e la dipendenza dalle multinazionali, che vendono loro pacchetti con tutti i servizi necessari: sementi, pesticidi e anche prodotti per l’agricoltura digitale. Sempre di più i coltivatori sono tecnologicamente dipendenti da soggetti terzi e non hanno potere negoziale sui prezzi di sementi e prodotti fitosanitari, con gravi ricadute sui consumatori che hanno subito nell’ultimo decennio un crescente e incontrollato aumento dei prezzi.

Mestre, 1 dicembre 2017