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Salute: troppi farmaci antitumorali di cui è incerta l’efficacia

Secondo uno studio fatto da un gruppo di ricercatori inglesi e pubblicato sulla autorevole rivista scientifica British Medical Journal, in sigla BMJ, l’efficacia delle nuove terapie oncologiche introdotte in Europa tra il 2009 e il 2013, non avrebbero prove sufficienti e convincenti per quanto riguarda la sopravvivenza e la qualità di vita dei pazienti. Parametri sui quali si dovrebbe basare la validità di questi farmaci.

Nel contempo i costi per queste terapie sono cresciute a dismisura e non sempre questi costi sono giustificati.

Le nuove molecole in questione sono 48, approvate con 68 indicazioni terapeutiche. Solo 18 di queste 68 richieste di autorizzazione sono state presentate con a supporto studi che avevano indagato la sopravvivenza generale dei pazienti e solo 35 avevano informazioni sulla qualità di vita. In totale, solo sette farmaci approvati (il 10%) avevano dimostrato un aumento significativo della sopravvivenza dei pazienti. E per 39 farmaci (il 57%) non sarebbe stato dimostrato in modo convincente alcun beneficio né in termini di sopravvivenza che di qualità di vita. Alcuni farmaci sono stati autorizzati chiedendo alle case farmaceutiche di raccogliere dati sull’efficacia dopo la messa in commercio degli stessi, questo per permettere un più veloce accesso ai farmaci, ma a 5,4 anni solo il 49% di questi farmaci avrebbe dimostrato una significativa efficacia per questi parametri.

“I dati che emergono dallo studio mi sembrano rappresentativi della situazione attuale – commenta Silvio Garattini, fondatore e direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri. – abbiamo approvato con troppa fretta troppi nuovi farmaci, e per molti di questi ci troviamo a non conoscere bene l’efficacia, le dosi ottimali, la durata migliore del trattamento, o in quali combinazioni sarebbe meglio utilizzarli. C’è insomma una gran confusione, e serviranno anni per mettere ordine, sempre che si assista ad un cambiamento nei processi di approvazione e monitoraggio dei nuovi farmaci”.

Non tutto il mondo scientifico è però d’accordo con quanto emerso, Alberto Sobrero, direttore dell’Oncologia medica 1 dell’ospedale policlinico San Martino di Genova ha una visione sicuramente più ottimista, “A mio parere” sostiene “lo studio fotografa al massimo una situazione vecchia, perché negli ultimi due anni abbiamo assistito ad un’autentica rivoluzione in campo oncologico se nell’81 abbiamo avuto una tappa fondamentale con lo sviluppo della prima chemioterapia, e nel ‘98 la seconda grande rivoluzione con l’arrivo dei farmaci biologici, possiamo dire che il 2016 è stato l’anno della terza rivoluzione: l’immunoterapia”. Continua l’oncologo, “Vediamo pazienti con tumori che pochi anni fa avrebbero lasciato solo pochi mesi di vita, e che oggi invece nel 20-30% dei casi sono ancora vivi a due, tre anni di distanza”

L’esperto non mette in discussione l’efficacia quanto invece i prezzi, in quanto se sono noti i costi di sviluppo dei farmaci, non altrettanto lo sono i meccanismi che li traducono in prezzi.

Mestre, 26 ottobre 2017