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Salute: attenzione ai troppi farmaci

La popolazione, secondo le statistiche pubblicate, sta invecchiando e con l’aumento dell’età purtroppo aumentano anche gli acciacchi, sono in aumento diabete, osteoartrite, disturbi dell’umore, malattie cardiovascolari e molte altre patologie. Ci si rivolge al proprio medico denunciando i vari disturbi perché possono essere molteplici le patologie che spesso affliggono gli anziani e di prassi vengono prescritti una serie di esami per finire con più visite specialistiche cercando una corretta diagnosi e una appropriata terapia.

Purtroppo i medici non lavorano mai in équipe, quindi ogni uno affronta la malattia che lo riguarda come sia l’unica che affligge il paziente, finiamo così con l’assumere una quantità di farmaci a volte esagerata che si sommano gli uni agli altri.

In Italia sono 1,3 milioni le persone che prendono 10 o addirittura più farmaci, l'11,3% della popolazione; ma se guardiamo alla fascia di età fra i 75 e gli 84 anni ci accorgiamo che le percentuali aumentano: il 55% degli anziani deve ricordarsi di prendere tra le 5 e le 9 compresse mentre il 14% supera questo limite. Una cosa è certa, gli esperti a livello mondiale sono d'accordo sul fatto che un limite al numero di farmaci che una persona può assumere vada in qualche modo messo, altrimenti da salutari i medicinali possono diventare tossici.

È vero che non è possibile dare un limite generale al numero di farmaci da assumere, ma se qualcuno assume più di cinque farmaci diversi al giorno è bene che si rivolga al proprio medico di famiglia o ad un geriatra per verificare che siano veramente tutti indispensabili.

L’assunzione di più farmaci può presentare diverse negatività, dalla possibile interazione tra i vari principi attivi, scienza non sempre ben conosciuta dalla totalità della classe medica, (per chi vuole può recarsi nelle sedi di Federconsumatori Veneto e richiedere gratuitamente il volume “Uso attento dei farmaci”) al fatto che diventa più difficile aderire allo schema terapeutico di ogni farmaco. Va aggiunto che molti pazienti spinti anche dalla martellante pubblicità assumano sostanze “naturali” o meno comperate in modo autonomo di cui i medici non sono a conoscenza.

Spesso si arriva al paradosso della così detta “prescrizione a cascata” si assumono farmaci che provocano disturbi per curare i quali si utilizzano altri farmaci, instaurando un circolo vizioso dal quale è molto difficile uscirne.

Facciamo un esempio, una persona anziana ha dei problemi comportamentali tipici dell’età, come aggressività e deliri, per questo gli viene prescritto un antipsicotico il quale provoca tremori. Se questo tremore viene scambiato per un parkinsonismo gli verrà prescritto anche un farmaco per questa patologia che a sua volta potrà provocare disturbi del comportamento.

Di fronte a questa anomalia in tutto il mondo si sta affermando la parola d’ordine “deprescrivere” soprattutto negli anziani. Numerose ricerche hanno infatti dimostrato che eliminare farmaci non produce effetti negativi, anzi. Lo dimostra anche un progetto della regione Emilia Romagna che ha coinvolto molte delle strutture residenziali per anziani e ha dimostrato che si può diminuire il numero di medicinali somministrati, senza per questo peggiorare la salute di alcun paziente.

Sempre in Emilia Romagna si sta lavorando ad un software che segnala l'interazione negativa di alcuni farmaci o la eccessiva prescrizione.

Anche se spesso «gli specialisti seguono le linee guida che indicano in maniera precisa quali medicinali vanno presi per le specifiche malattie, afferma il Dott. Graziano Onder (geriatra dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e ha partecipato al tavolo di lavoro dell’AIFA sulla qualità della prescrizione negli anziani) queste linee guida valgono quando si ha una sola patologia. Gli anziani hanno quasi sempre una situazione complessa in cui non è possibile agire secondo regole standard. Bisogna capire chi abbiamo davanti, quali sono le sue esigenze e le sue priorità». 

Mestre, 4 ottobre 2017