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Sanità: parabeni e cosmetici, c’è bisogno di chiarezza

I parabeni sono dei composti organici utilizzati in ambito farmaceutico, alimentare e cosmetico come conservanti.

Sono in grado di espletare azione battericida e fungicida, il basso costo di produzione e la bassa tossicità acuta ne hanno per molto tempo favorito l’uso.

Nel 2004 viene pubblicato uno studio guidato da Philippa Darbre che ipotizzava una relazione tra i parabeni applicati per via topica assieme ai cosmetici e il tumore al seno. Da subito lo studio era stato contestato dalla comunità scientifica per evidenti carenze metodologiche e, studi successivi a cui in alcuni ha partecipato la stessa Philippa Darbre, hanno concluso che non c'erano prove per un nesso causale tra parabeni cosmetici, specie nei deodoranti, e cancro al seno, ma naturalmente sulla stampa non specialistica ed in internet era partita una campagna allarmistica, magari sostenuta da aziende che erano in grado da subito di sostituire questi prodotti con altri.

D’altra parte, chi ritiene assai improbabile e non realistica l'ipotesi di danni alla salute arrecati da cosmetici contenenti parabeni, fa riferimento alla loro grande diffusione in natura (Il metil parabene è presente nei mirtilli e vaniglia), alla loro minima potenzialità estrogeno-mimetica e al fatto che terapie ad alto dosaggio di estrogeni, compresa la pillola anticoncezionale, non hanno una significativa relazione causale con il cancro al seno.

I parabeni invece, possono interferire a livello ormonale, infatti nell’Unione Europea questi prodotti sono classificati come potenziali interferenti endocrini e alcuni paesi, nel principio di precauzione, hanno pensato di vietarli nei cosmetici destinati a neonati e bambini fino ai tre anni.

Comunque in Europa sono vietati nei cosmetici i parabeni a catena ramificata.

Quelli permessi sono:

propilparabene (E216), Butilparabene, Metilparabene E 218 E 219, Etilparabene E214, Calciumparabene, Sodiumparabene, Potassiumparabene.

L’etichettatura dei cosmetici è regolamentata da precise norme,

  • il nome o la ragione sociale e l’indirizzo della persona responsabile;
  • il contenuto nominale espresso in peso o in volume (obbligatoriamente in italiano), con possibili deroghe per i campioni gratuiti, per le monodosi e per gli imballaggi con un contenuto inferiore a 5 g o a 5 ml e gli imballaggi preconfezionati solitamente commercializzati per insieme di pezzi;
  • la data entro cui il prodotto può essere utilizzato, se opportunamente conservato, entro cui continua a svolgere la sua funzione iniziale (data di durata minima); tale data è preceduta dal simbolo: Icona clessidra o dalla dicitura «Usare preferibilmente entro:»
  • Per i prodotti con durata minima superiore a trenta mesi, invece, deve essere riportata un'indicazione relativa al periodo di tempo in cui il prodotto, una volta aperto, può essere utilizzato senza effetti nocivi per il consumatore, preceduta dal simbolo rappresentante un barattolo aperto Icona barattoloo dall’acronimo «PAO» (Period after opening). Sono oggetto di possibili deroghe i prodotti monodose, i prodotti confezionati in modo tale da evitare il contatto tra il cosmetico e l’ambiente circostante (es. aerosol) e i prodotti per i quali il produttore certifichi che la formula è tale da impedire qualsiasi rischio di deterioramento;
  • le precauzioni di impiego (necessariamente in italiano). In caso di impossibilità pratica a riportare sul contenitore o sull’imballaggio esterno le precauzioni particolari per l'impiego, queste devono essere contenute in un foglio di istruzioni, una fascetta o un cartellino allegati. A tali indicazioni il consumatore deve essere rinviato mediante un'indicazione abbreviata o mediante il simbolo di rinvio Icona libro 
  • il numero del lotto di fabbricazione o il riferimento che permetta di identificare il prodotto cosmetico;
  • il Paese d’origine per i prodotti fabbricati in paesi extra UE. È obbligatorio riportare «made in …»;
  • la funzione del prodotto cosmetico, salvo se risulta dalla sua presentazione;
  • l’elenco degli ingredienti. In ordine decrescente dalla quantità maggiore a quella inferiore, le impurezze contenute nelle materie prime utilizzate,

le sostanze tecniche secondarie utilizzate nella miscela ma che non compaiono nella composizione del prodotto finito non sono considerate ingredienti.

  • I composti odoranti e aromatizzanti e le loro materie prime sono riportati nell’elenco degli ingredienti con il termine generico di «parfum» o «aroma». Invece, le sostanze odoranti e aromatizzanti, che sono state definite come potenzialmente allergizzanti e la cui esplicita indicazione è prescritta per legge, sono riportate con le loro specifiche denominazioni nell’elenco degli ingredienti di seguito ai termini “parfum” e “aroma”.
  • Tutti gli ingredienti presenti sotto forma di nanomateriali sono chiaramente indicati nell’elenco degli ingredienti. Alla dicitura «nano», tra parentesi, segue la denominazione di tali ingredienti.
  • Per i prodotti cosmetici da trucco immessi sul mercato in varie sfumature di colore, possono essere menzionati in una stessa etichetta tutti i coloranti diversi da quelli utilizzati nella gamma specifica a condizione di aggiungervi le parole «può contenere» o il simbolo «+/-». Se del caso, è utilizzata la nomenclatura CI (Colour Index).

Le denominazioni degli ingredienti sono riportate usando un codice internazionale, detto INCI (International Nomenclature for Cosmetic Ingredients), unico per tutti i paesi della UE e impiegato anche in altri Paesi, ad esempio USA, Russia, Brasile, Canada, Sudafrica.

Questa nomenclatura contiene alcuni termini in latino (riferiti ai nomi botanici e a quelli di ingredienti presenti nella farmacopea), mentre la maggioranza è in inglese e nel caso dei coloranti si utilizzano le numerazioni secondo il Colour Index (es. CI 45430). L’adozione del codice INCI è stata introdotta il 1 gennaio 1997 dalla Commissione Europea, nell’ottica di fornire un’ulteriore tutela al consumatore. La persona, infatti, in questo modo può sapere la composizione dei prodotti acquistati non solo in Italia, ma in qualsiasi Paese europeo, individuando l’eventuale presenza di sostanze alle quali è allergica.

Consigliamo di leggere sempre le etichette e non fidarsi dei prodotti che si dichiarano 100% naturali o alla stessa scritta “senza parabeni” o “paraben free”, in quanto i parabeni possono essere sostituiti da altri additivi anche più dannosi.

Mestre, 29 settembre 2017