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Lo screening per la celiachia in assenza di sintomi non si dimostra efficace

Si stima che l’1% della popolazione mondiale soffra di celiachia, ma non è facile diagnosticare e curare questa malattia.

In Italia per esempio su uno stimato di 600 mila potenziali celiaci, sono solo 180 mila le diagnosi accertate.

Eppure questa malattia ha bisogno di essere trattata precocemente soprattutto con l’eliminazione del glutine, in quanto si possono avere conseguenze gravi quali malnutrizione, osteoporosi, ritardo nella crescita, fino all’infertilità femminile e un rischio maggiore di soffrire di tumori intestinali.

Sembrerebbe quindi, che lo screening per la celiachia indirizzato a categorie a rischio o addirittura all’intera popolazione, (il test consiste in una analisi del sangue che valuta i livelli di alcuni anticorpi specifici e solo nel caso di risultati anomali si procede con una biopsia intestinale per la conferma della diagnosi) possa essere la strategia vincente per questa patologia.

Secondo la Us Preventive Services Task Force, esperti che consigliano il governo americano sui programmi di prevenzione sanitaria, le cose non stanno in questo modo, dalle pagine della rivista Jama, gli esperti, che hanno preso in considerazione le prove scientifiche disponibili sull’efficacia dello screening per la celiachia in diverse popolazioni di potenziali pazienti: adulti asintomatici, adolescenti e bambini e l’efficacia dei programmi indirizzati solamente alle categorie a rischio, asseriscono che i dati disponibili sono insufficienti per raccomandare la procedura.

Non si è in grado di stabilire se una diagnosi precoce, effettuata con lo screening, sia efficace sulla mortalità, la qualità di vita e le morbilità (l’incidenza di altre patologie) di adulti, adolescenti e bambini asintomatici. Gli studi disponibili infatti non dimostrerebbero in alcun modo che iniziare a eliminare il glutine in pazienti asintomatici (identificati attraverso lo screening) abbia effetti migliori di quelli che si osservano iniziando la terapia dopo una diagnosi clinica (e quindi in seguito all’esordio dei primi sintomi).

Per questo motivo, gli esperti americani sottolineano la necessità di nuovi studi di verifica sia sull’efficacia, la sicurezza e la precisione dello screening per la celiachia, sia e soprattutto sull’efficacia della diagnosi precoce in termini di migliori risultati terapeutici.

Mestre, 3 maggio 2017