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Salute: attenzione alla luce blu

La luce può causare gravi danni alle parti esposte del nostro corpo, tutti hanno provato almeno una volta l’abbaglio prodotto da una luce intensa fissata anche per pochi secondi o la reazione della nostra pelle ad una esposizione alla luce solare o alle lampade abbronzanti.

Molti bambini ogni anno vengono ricoverati nei pronto soccorso per aver utilizzato in modo improprio i laser, comperati per farli giocare, con gravi danni alla vista.

Le radiazioni luminose sono assorbite dai tessuti con conseguenze fotochimiche per luci a basse lunghezze d’onda che presentano fotoni ad alta energia e effetti termici a lunghezze d’onda maggiori.

È chiaro che i danni macroscopici rilevabili sono dovuti principalmente a lunghezze d’onda non percepite dai nostri occhi, ma anche la luce visibile che va dai 360-400 nm ai 760-830 non è in grado di indurre effetti biologici sugli organi del corpo umano esposti, cioè cute e occhi.

Alcuni di questi effetti biologici possono essere benefici, o comunque essenziali per l'organismo (e il caso del fenomeno della visione), mentre altri effetti possono tradursi in condizioni di danno per Ia salute in funzione di diversi parametri, tra i quali le lunghezze d'onda in gioco, l'intensità della radiazione incidente, Ia durata dell'esposizione.

A differenza delle lampade abbronzanti classificate dalla IARC (agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) come cancerogene per l’uomo, con aumento di rischio di melanoma maligno, le lampade per l’illuminazione ambientale non presentano rischi per la cute.

Non altrettanto si può affermare per gli occhi, sostiene l’Istituto Superiore di Sanità, che la luce può produrre induzione di danni dovuti a meccanismi di tipo termico o fotochimico a seconda della particolare composizione spettrale (cioè quali lunghezze d'onda compongono il fascia luminoso) della luce: nel caso del danno retinico di natura fotochimica si parla comunemente di "danno da luce blu" in quanta indotto prevalentemente dalla radiazione visibile di colore blu-violetto (lunghezze d'onda comprese tra circa 380 e 490 nm con massima efficacia a 440 nm.

Se per la maggior parte delle lampade in uso non vi sono problemi al loro impiego in quanto normalmente utilizzano lunghezze d’onda maggiori di quelle pericolose, non si può affermare lo stesso per le lampade a LED (Light-emitting diodes, diodi ad emissione di luce) in quanto presentano alcune caratteristiche particolari   dal punto di vista dei possibili rischi per Ia salute.

Esse sono infatti caratterizzate:

1) da un'elevata radianza (una misura della "brillantezza" della sorgente) dovuta alle dimensioni molto ridotte della superfice emissiva;

2) da uno spettro di lunghezze d'onda fortemente spostato verso Ia regione blu dell'intervallo spettrale del visibile.

Questo può comportare sia abbagliamento momentaneo reversibile, sia danni alla retina di natura fotochimica permanenti.

La Commissione internazionale per Ia protezione dalle radiazioni non ionizzanti (ICNIRP) ha emanato delle linee guida in cui sono stati Fissati dei limiti di esposizione per Ia prevenzione dei rischi sulla salute connessi alle esposizioni alle radiazioni ottiche, ivi compresi i danni da luce blu.

I limiti Fissati dall'ICNIRP sono stati recepiti nella direttiva 2006/25/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 5 aprile 2006 sulle prescrizioni minime di sicurezza e di salute relative all'esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti Fisici (radiazioni ottiche artificiali), e sono stati di conseguenza recepiti a livello nazionale nel D. Lgs. 81/2008 noto come "Testo unico sulla sicurezza sui lavori".

La problematica specifica delle lampade LED e stata esaminata da un gruppo di lavoro riunito dall'agenzia Francese ANSES (Agenzia nazionale per Ia sicurezza sanitaria dell'alimentazione, dell'ambiente e del lavoro). Tra i risultati ottenuti dal gruppo di lavoro, pubblicati nel rapporto dell'ANSES "Effets sanitaires des systemes d'eclairage utilisant des diodes electroluminescentes (LED)" dell'ottobre 2010, di particolare interesse sono i seguenti punti:

  1. Rischi connessi ad una luminanza troppo elevata.

Secondo i dati riportati dal gruppo di lavoro, alcuni LED di un solo watt di potenza disponibili per l'utilizzo domestico danno luogo a luminanze superiori a 10 milioni di candele al metro quadrato, quando una luminanza di sole 10.000 candele al metro quadrato e generalmente considerata fastidiosa. Esiste perciò un rischio concreto di abbagliamento, con possibili conseguenze indirette sulla sicurezza degli osservatori. Per questi motivi, secondo il gruppo di lavoro non e accettabile Ia commercializzazione di dispositivi a base di LED per l'illuminazione domestica che non siano tali da schermare Ia vista diretta degli stessi LED da parte degli utilizzatoti.

2) Rischi connessi alla luce blu.                                                                                  Alcuni membri del gruppo di lavoro hanno effettuato presso i propri laboratori delle misure sperimentali di un certo numero di dispositivi a LED, comunemente disponibili sul mercato, al fine di classificarli secondo Ia già citata norma europea EN 62471:2008 che prevede i seguenti gruppi di rischio: gruppo 0 (esente da rischi), gruppo 1 (rischio basso), gruppo 2 (rischio moderato), gruppo 3 (rischio elevato). È risultato che alcuni dispositivi LED utilizzati molto comunemente, per l'illuminazione, appartengono al gruppo 2.

 II gruppo di lavoro conclude: "l'arrivo su mercato dei LED per l'illuminazione rappresenta una svolta senza precedenti: e Ia prima volta che delle sorgenti classificate nel gruppo di rischio 2 sono accessibili al grande pubblico, in vista di applicazioni domestiche e per di più senza indicazioni dei rischi".

3) Individui della popolazione particolarmente a rischio.

Sono state identificate categorie di persone particolarmente a rischio, o per particolari caratteristiche oftalmiche che le rendono maggiormente sensibili al danno in quanto particolarmente esposte. Tra le prime sono stati identificati i bambini (il cui cristallino, soprattutto prima degli 8 anni, filtra poco Ia luce blu), le persone prive del cristallino naturale, quelle affette da alcune patologie retiniche e chi assume farmaci fotosensibilizzanti.

Particolarmente esposti sono invece i lavoratori addetti in particolari settori di attività, quali (senza pretesa di esaustività) gli installatori di impianti per l'illuminazione, i lavoratori dell'industria della spettacolo, gli addetti ai controlli di qualità in particolari industrie, il personale di sala operatoria, gli addetti alia fototerapia, gli addetti a particolari trattamenti estetici.

L'ANSES ha fatto proprie le raccomandazioni del gruppo di lavoro finalizzate alla protezione della popolazione, tra le quali:

a) limitare Ia possibilità di mettere sui mercato lampade LED ad uso domestico, o comunque accessibili alla popolazione generale, ai LED appartenenti ai gruppi di rischio 0 e 1, limitando l'utilizzo di LED appartenenti ai gruppi di rischio superiori agli usi professionali;

b) i fabbricanti dovrebbero ideare dei sistemi che non permettano Ia visione diretta del fascio luminoso emesso dai LED, al fine di evitare i rischi connessi all'abbagliamento;

c) proteggere in modo specifico i bambini e le altre categorie particolarmente sensibili al rischio, per esempio vietando l'utilizzo di sorgenti di luce emittenti una forte componente blu (per esempio lampade a "luce fredda") nei luoghi frequentati dai bambini o nei giocattoli;

d) definire dei mezzi di protezione adeguati per i lavoratori particolarmente esposti;

e) prevedere un'etichettatura relativa alle caratteristiche dei LED, in particolare il gruppo di rischio, anche ai fini dell'informazione per i consumatori;

 f) nel caso di gruppo di rischio superiore a 0, valutare una distanza di sicurezza oltre Ia quale non e presente un rischio fotobiologico, e notificarla in maniera leggibile ai consumatori».

Sulla base delle considerazioni esposte, il Ministero ritiene che Ia problematica emergente legata alla diffusione delle lampade LED, in relazione ai possibili rischi per Ia salute e Ia sicurezza delle persone, sia rilevante, e pertanto intende promuovere un approfondimento tecnico-regolatorio affinché in Italia vengano applicate raccomandazioni analoghe a quelle contenute nel rapporto dell'ANSES.

Visto che questo documento è datato 27 aprile 2011 chiediamo cosa sia stato fatto in tal proposito nel frattempo e se ci sia ancora la volontà di affrontare seriamente questo tema.

Nel frattempo visto l’uso massiccio di questo tipo di illuminazione soprattutto nei monitor, nei tablet, e nei telefonini, è meglio prevenire il danno incrementando il consumo di frutta e verdura meglio se colorata, ricca di antiossidanti e pigmenti retinici, per combattere i radicali liberi, bere molto per aumentare il film lacrimale altra difesa naturale.

Tenete lontano da telefonini e monitor i bambini e gli anziani, comunque ridurre per tutti il tempo di esposizione alle fonti di luce blu, oltre alla raccomandazione di non utilizzare gli smartphone a letto prima di dormire, secondo studi recenti possono causare diversi disturbi tra cui l’insonnia, riduzione della concentrazione e dell’apprendimento, la luce blu è più pericolosa quando è l’unica fonte.

Per coloro che utilizzano per molte ore monitor, smartphone e tablet, forse è il caso di pensare seriamente all’utilizzo di lenti con filtri per la luce blu.