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Sanità: i farmaci sono utili o no

Per affermare se un farmaco abbia una valenza terapeutica lo stesso deve essere almeno assunto; sulla base dei dati forniti dall’Organizzazione Mondiale della sanità i pazienti si dividono in tre grandi categorie, un terzo molto disciplinati e ligi nel seguire le indicazioni fornite dai camici bianchi del come e quando assumere un farmaco, un terzo rispetta solo in parte le indicazioni e un altro terzo per niente. Nelle malattie croniche, secondo il manifesto sull’aderenza alla terapia del gennaio 2013, nei paesi occidentali i pazienti che fanno un uso corretto della terapia non supera il 50%.

La scarsa adesione alla terapia può risolversi in una inefficacia o minor efficacia, ma può anche esporre il paziente a rischi quali effetti collaterali da repentina interruzione della terapia, sviluppo di resistenze, dipendenza farmacologica e tossicità da sovradosaggio oltre ad avere un forte impatto economico sia sociale che personale.

Il paziente “anarchico” non ha un profilo definito, l’età, il sesso, il livello educazionale, l’occupazione, lo stato anagrafico, l’etnia, la religione, il fatto di vivere in contesti urbani o rurali, non sono stati associati in maniera inequivoca all’aderenza. La presenza di una comorbidità psichica e lo stato economico possono invece essere fattori condizionanti.

Sembra che alla base di questa situazione stiano un’inadeguata informazione fornita all’atto della prescrizione, l’insorgenza di disturbi erroneamente imputati alla terapia, schemi terapeutici di difficile comprensione o gestione, sostituzione del farmaco con altro equivalente e difficoltà economiche.

Tutto questo influisce con la spesa sanitaria e, secondo il farmacologo Silvio Garattini, il numero dei farmaci disponibili è in aumento: nel 2015 sono stati autorizzati nel nostro paese 600 prodotti in aggiunta ai già presenti 16247 e “la spesa farmaceutica è in costante aumento e non è giustificata dal miglioramento della terapia ”.

Mestre, 3 marzo 2017