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Sanità: studio sui tumori, l’Italia tra gli ultimi posti

Il 3 dicembre scorso, è stato pubblicato su Jama Oncology la revisione del  Global Burden of Disease project dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), sull’incidenza della mortalità e della disabilità di 32 tipi di tumore dal 1990 al 2015.

Lo studio effettuato presso la University of Washington, Seattle ha riassunto in un solo numero DALY (disability-adjusted life-years) il peso degli effetti prodotti dal cancro sulla popolazione mondiale espressi in anni di vita persi a causa di disabilità e decessi causati dalla malattia.

Secondo questo studio nel 2015 sono stati 208,3 milioni gli anni di vita che il cancro si è portato via con 17,5 milioni di casi di tumore e 8,7 milioni di morti per questa malattia.

Per le donne l’incidenza maggiore di tumori rimane quella al seno che nell’ultimo anno ha colpito 2,4 milioni di persone, con un DALY di 15,1 milioni di anni e che è stata la causa del maggior numero di decessi oltre i 500 mila. Mentre per gli uomini l’incidenza maggiore è data dal tumore alla prostata con 1,6 milioni di casi, che non rappresenta però la prima causa di morte dovuta invece ai tumori della trachea, dei bronchi e dei polmoni con 1,2 milioni di morti e un DALY di 25,9 milioni.

I paesi presi in considerazione in questo studio sono stati 195 in tutto il mondo e i risultati hanno dimostrato che i tumori sono cresciuti all’aumentare dell’età in 174 paesi questo dovuto in parte anche all’aumento della popolazione, e che la mortalità è diminuita in 140 paesi.

L’Italia è uno dei paesi che stanno peggio da questo punto di vista, il taglio degli investimenti nella sanità, ha prodotto un aumento dell’incidenza dei tumori in questi ultimi 10 anni senza una riduzione della mortalità.

Gli autori commentano lo studio affermando che la guerra alla malattia è solo all’inizio e che i recenti progressi della medicina sono un chiaro segnale di speranza per un aumento della sopravvivenza.

Resta comunque il fatto che la lotta ai tumori richiede uno sforzo notevole dal punto di vista economico per cui le speranze sono alla portata solo dei paesi più ricchi, mentre per i paesi poveri la sfida è quella di permettere strategie minime di diagnosi e cura. Infatti i paesi in cui la mortalità e rimasta uguale o è aumentata negli ultimi dieci anni sono per la maggior parte i paesi dell’Africa.

Mestre, 9 dicembre 2016