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Consob: il livello di conoscenza finanziaria degli italiani è ancora molto basso

La conoscenza in materia finanziaria delle famiglie italiane continua ad essere tendenzialmente bassa. Lo dice la Consob nel Rapporto 2016: più del 20% degli intervistati dichiara di non avere familiarità con alcuno strumento finanziario. Inoltre la stragrande maggioranza non comprende il concetto di tassi di interesse negativi. Molto bassa anche la conoscenza dei servizi di investimento con l’80% degli intervistati che dice di non conoscere i molteplici servizi disponibili.

Il 39% circa degli investitori mostra inoltre una scarsa comprensione del processo decisionale di investimento. la prudenza prevale nelle scelte delle famiglie italiane: circa la metà dei decisori finanziari italiani è avversa alle perdite. Inoltre solo il 6% degli intervistati comprende correttamente la nozione di diversificazione del portafoglio.

Alla fine del 2015 una famiglia su due partecipa ai mercati finanziari: nel dettaglio, tra gli altri prodotti, si segnala un calo della percentuale di famiglie che detiene titoli di stato dal 13% del 2007 a poco più dell’11% nel 2015; mentre è cresciuta la quota di quelle che ha investito in obbligazioni bancarie italiane da poco più di 9% nel 2007 al 11,5% del 2015, in salita nello stesso periodo anche la percentuale delle famiglie che ha investito in derivati dal poco più dello 0% a oltre l’1%. Quanto agli stili decisionali, più di un terzo degli investitori si affida ai suggerimenti di familiari e amici (informal advice).

Solo il 28% degli investitori si avvale della consulenza Mifid, in linea con le norme che regolano il servizio prestato dai consulenti finanziari. Dal rapporto Consob emerge inoltre come la dimensione ridotta degli investimenti sia il principale fattore che scoraggia la domanda di consulenza: quasi il 35% ritiene di non averne bisogno visto l’esiguo investimento. Quanto ai fattori che alimentano la fiducia nel consulente, sono differenti per investitori e non investitori: per il 35% degli investitori aiuta a capire meglio i rischi dell’investimento, contro meno del 15% dei non investitori. E se si ascolta un consulente in qualche modo poi ci si fida: dalle interviste emerge infatti come due terzi degli investitori che fruiscono della consulenza decidono alla fine di applicare i consigli ricevuti.

I fattori che incidono maggiormente sulla scarsa partecipazione ai mercati finanziari sono la mancanza di soldi da investire (60%), la paura di subire delle perdite (20%) e di esporsi alle fluttuazioni dei mercati (15%) e la scarsa fiducia riposta negli intermediari finanziari (10%). Ne consegue che mentre in tutta l’eurozona la ricchezza delle famiglie tende ad aumentare (+3,5% nel 2015), in Italia resta pressochè invariata (+0,4%).

Riteniamo quindi che, viste le numerose problematiche verificatesi in questo periodo legate a note vicende bancarie, proprio questo rapporto debba essere di incentivo per un aumeto dei controlli da parte di Consob e soprattutto per incrementare il suo ruolo che nel Piano strategico 2010-2012 prevedeva tra le sue funzioni "la tempestiva rilevazione delle anomalie nell’informativa al mercato e la valutazione dell’adeguatezza degli assetti procedurali e organizzativi a garantire un’informazione completa e tempestiva”.

Mestre, 16 settembre 2016