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Una legge contro le microplastiche a difesa dei nostri mari

Dentifrici, bagnoschiuma, spray per capelli, creme idranti, rossetti, mascara, maschere, shampoo, schiuma da barba, scrub… quasi tutti i prodotti cosmetici in commercio contengono plastica.

Secondo i dati diffusi dall’Associazione ambientalista Marevivo in molti cosmetici “le microplastiche rappresentano dall’1 al 90% del peso del prodotto stesso” e continua ” In Europa nel 2013, solo per i prodotti di bellezza, sono state impiegate quasi 5.000 tonnellate di microplastiche, finite quasi tutte nel mare e con possibili ripercussioni anche per la salute umana” . Si tratta di microframmenti (da 0,33 a 4 millimetri), in pratica piccole perle , perlopiù di polietilene, che negli ultimi anni hanno sostituito ingredienti naturali come mandorle tritate, farina d’avena e pomice, per dare stabilità e consistenza ai prodotti.

Tutta questa plastica finisce in mare: e se a destare più sdegno sono i pezzi di plastica più grandi che facilmente galleggiano e si arenano sulle nostre spiagge, le microplastiche non fanno scalpore ma i danni  sono comunque notevoli.

Purtroppo gli impianti di trattamento e depurazione delle acque sono in grado di intrappolare solo macroplastiche e frammenti di varie dimensioni, ma un larga porzione delle microplastiche sfugge ai filtri e finisce nei fiumi e nei mari e là passa nella catena alimentare dei pesci con gravi rischi anche per la nostra salute perché nocivi per i nostri sistemi endocrini.

Per tentare di arginare questa grave forma di inquinamento, l’on. Ermete Realacci, presidente della VIII Commissione Ambiente della Camera, ha promosso una proposta di legge  (la n. 3852) in base alla quale dal 1° gennaio 2019  sarà vietato produrre e mettere in commercio cosmetici contenenti microplastiche .

La legge è già in vigore negli Stati Uniti  e l’Unep (Programma  delle Nazioni Unite per l’ambiente) chiede a tutti di proseguire in questa direzione anche perché, come dice Maria rapini, segretaria generale di Marevivo “ per una volta tanto, farlo non comporta costi economici: basterebbe sostituire questi microgranuli con prodotti naturali come sabbia o sale.”

La proposta di legge sopra citata è anche oggetto di una petizione che si può sottoscrivere su change.org o su marevivo.it per accelerare i tempi di approvazione del Parlamento.

Mestre, 19 agosto 2016