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Energia, l’Antitrust contro l’oligopolio: “Sì a piccole reti private e autoconsumo”

Secondo l'authority e molte associazioni di ambientalisti,  le norme attuali limitano la concorrenza e impediscono di produrre elettricità dove serve, cosa che ridurrebbe le dispersioni e aumenterebbe l'efficienza.

Pressing da più parti per rimuovere gli ostacoli alla diffusione delle piccole reti elettriche private e alla generazione distribuita, essenziali per una trasmissione più efficiente di energia e per lo sviluppo delle fonti rinnovabili. E questa volta il fronte è assai eterogeneo: dall’Antitrust agli ambientalisti, dai consumatori a parte del mondo politico.

Il garante della concorrenza ha inviato una segnalazione a governo, Parlamento e Autorità per l’energia (Aeegsi) sottolineando come l’attuale quadro normativo in materia sia incompleto, poco chiaro e limiti la concorrenza e lo sviluppo di nuove reti private in Italia. Nel mirino finisce, in particolare, la disciplina che blocca i Sistemi di Distribuzione Chiusi (Sdc), sistemi geograficamente limitati, costituiti da un soggetto che produce energia, una rete elettrica che la trasferisce e utenti che la utilizzano. Il sistema Sdc permette ad esempio a un centro commerciale di alimentare con un impianto le utenze di tutti i suoi negozi. Un modo per rendersi autonomi nella produzione e nell’utilizzo di energia (autoconsumo). Ciò è alla base della generazione distribuita, grazie alla quale si può produrre esattamente dove serve, senza dispersioni e con maggiore efficienza. Dando al contempo una forte spinta allo sviluppo delle rinnovabili, che appunto rendono maggiormente in loco. Oggi invece il modello è centralizzato a livello pubblico, per cui tutto questo non è possibile. E a beneficiarne poche grandi società.

“Eventuali ostacoli all’esistenza di reti private definiscono una discriminazione a favore del modello dominante di organizzazione del sistema elettrico, basato sulla centralizzazione della generazione di energia elettrica in impianti di grandi dimensione e sulla trasmissione e distribuzione attraverso reti pubbliche dell’elettricità e dell’unità di consumo”, dice l’Antitrust, spiegando che tutto ciò “riflette per lo più le scelte tecnologiche compiute nel passato e non favorisce l’evoluzione delle reti verso nuovi modelli di organizzazione del sistema elettrico che possono utilmente contribuire al raggiungimento degli obbiettivi generali di convenienza dell’energia per gli utenti, innovazione, sicurezza e sostenibilità finanziaria del sistema elettrico nazionale, oltre che di tutela della concorrenza”. Di qui quindi la necessità di rivedere l’intera disciplina normativa e regolamentare sui Sistemi di Distribuzione Chiusi.

Mestre, 5 agosto 2016