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Salute: allergie e intolleranze alimentari

Oggi sempre più persone sono convinte di essere affette da allergia alimentare. Le persone che si ritengono allergiche a qualche alimento in Italia sono il 20% della popolazione, mentre l’incidenza reale del fenomeno interessa circa il 4,5 della popolazione adulta e fino al 10% della popolazione pediatrica.

L’allergia è una risposta abnorme individuale verso proteine innocue per il resto della popolazione, possono essere IgEI (Immonuglobuline) , non dose-dipendente e mediate o legate ad altri meccanismi immunologici.

Le allergie IgE mediate possono presentare quadri clinici con diversi livelli di gravità, da lievi sintomi fino a reazioni fatali.

Le reazioni immunologiche non IgE mediate sono patologie gastrointestinali come la malattia celiaca.

È chiaro che la diagnosi di allergia può essere fatta solo da un medico attraverso percorsi scientificamente validati, soprattutto per evitare sotto o sovra diagnosi con conseguente grave rischio per i pazienti.

In questa ottica le principali società scientifiche di allergologia e immunologia (SIAAIC, AAITO e SIAIP) hanno presentato il 10 ottobre 2015 a Milano un documento che mette in evidenza come la diagnosi richieda un percorso molto complesso e si debba basare su test di comprovata efficacia che comunque vanno sempre interpretati.

Troppi sono i test che vengono effettuati, anche in studi medici, che non hanno nessuna base scientifica, come ad esempio:

Il Test di provocazione- neutralizzazione sublinguale che consiste nel porre a livello sublinguale un estratto allergenico e valutare la risposta della forza muscolare per mezzo di un ergometro, il test è considerato positivo quando compare una riduzione della forza entro 4’. Questo test introdotto già nel 1944 non è mai stato controllato con placebo se non dalla “Food Allergy Commitee dell’American College of Allergists” che ha valutato per due anni l’uso del test e ha concluso che non è in grado di discriminare l’estratto alimentare dal placebo sconsigliandone l’uso.

La Kinesiologia applicata, utilizzata da chiropratici si basa su una soggettiva misurazione della forza da testare su un paziente che tiene in mano o nelle vicinanze una bottiglia contenente l’alimento da testare.

I Test elettrodermici: Vega test, Sarm test, Biostrenght test e varianti tutti che si basano sul fatto che una reazione allergica modifichi il potenziale elettrico, cosa mai dimostrata. L’uso di apparecchiature sofisticate fa nascere nel paziente l’opinione che tale diagnostica sia sorretta da un’avanzata tecnologia e di conseguenza sicura.

Biorisonanza si basa sulla convinzione che l’essere umano emetta onde elettromagnetiche “buone o cattive”, l’uso di un apparecchio è in grado di filtrare le onde emesse rimuovendo quelle cattive. Due studi recenti condotti in doppio cieco non hanno dimostrato nessun valore diagnostico o terapeutico in adulti con rinite allergica e bambini con eczema atopico.

 Altri Test “In Vivo”

  • Iridologia
  • Analisi del capello
  • Pulse Test
  • Strenght Test
  • Riflesso cardio auricolare

Questi test non hanno dimostrato efficacia diagnostica o, peggio, hanno dato dimostrazione di inefficacia diagnostica e quindi anche la SIAIP(Società Italiana di allergologia e immunologia pediatrica), nel recente documento “Choosing Wiseley, le cose da fare ma soprattutto non fare “, comparso sulla rivista RIAIP di allergologia pediatrica a marzo 2014 ne ha fermamente sconsigliato l’utilizzo nella diagnosi di allergia alimentare.

Test “in vitro”: Vengono proposti sia dalle farmacie che da laboratori medici e i costi possono variare dai 50 ai 200 euro. La diffusione di queste metodiche è affidata a riviste non scientifiche e internet, il fatto di fare un esame del sangue ne cresce la credibilità. In realtà questi test sono privi di dimostrazioni scientifiche.

Quindi ancora una volta per una corretta diagnosi di allergia alimentare bisogna rivolgersi a centri qualificati, una scorretta diagnosi può rivelarsi molto grave, può portare a malnutrizione dovuta alla privazione di alimenti importanti senza nessun motivo, a ritardo diagnostico e terapeutico di patologie magari più gravi perché considerate “intolleranze alimentari”.

Mestre, 28 ottobre 2015